Dottrina

I battisti appartengono al ramo protestante, o evangelico, del cristianesimo. Traggono la loro origine dalla Riforma protestante, più specificamente provengono dall’ambiente protestante dell’Inghilterra del milleseicento.

La chiesa battista è una chiesa “congregazionalista”, cioè dà la priorità alla comunità locale che organizza in modo autonomo la propria vita e testimonianza. Si diventa membro della chiesa mediante una confessione personale della propria fede che viene testimoniata con il battesimo per immersione, amministrato ai credenti adulti.

Il battesimo è uno dei due comandamenti riconosciuti dai battisti perché raccommandati da Gesù stesso nella Bibbia. L’altro comandamento è la Santa Cena che è segno della grazia di Dio, e intesa come ricordo del sacrificio di Gesù per il mondo.

I battisti professano il sacerdozio universale dei credenti. Questo si esprime nell’assenza di gerarchia nella chiesa alla cui vita possono partecipare attivamente tutti i membri insieme a coloro che svolgono i ministeri di diaconi e pastori.

I battisti credono nella salvezza per grazia mediante la fede. La fede è l’unica possibilità umana per conoscere ed accogliere la grazia con cui Dio ci salva mediante suo Figlio Gesù Cristo che è morto e risorto per liberarci dal peccato ed offrirci la vita eterna.

Credono nella Trinità di Dio Padre, Gesù Cristo e lo Spirito Santo, e sono convinti che la Bibbia, come testimone di questa realtà, è l’unica autorità in materia di fede. Oggi i battisti sono presenti in tutti i continenti; le loro chiese contano circa 37 milioni di membri battezzati (dati del 1992). Le chiese sono unite nell’Unione delle Chiese Evangeliche Battiste d’Italia.

 

BREVE STORIA DEI BATTISTI

La Riforma
Come chiesa battista troviamo le nostre radici, oltre che nel Nuovo Testamento, nella Riforma protestante. La Riforma è cominciata nel 16° secolo (1517) quando Martin Lutero, un monaco, ha rivolto una critica verso la chiesa cattolica. Ha criticato soprattutto la prassi della chiesa cattolica di vendere le cosiddette indulgenze.

Lutero ha criticato questa ed altre manifestazioni di corruzione della chiesa. Ha fatto notare, in particolare in base ad un suo studio della lettera dell’apostolo Paolo ai Romani, che otteniamo il perdono di Dio non con i soldi o in altro modo, come per esempio per i nostri propri meriti, ma che siamo perdonati e salvati soltanto per la grazia di Dio. Quello che ci viene richiesto per essere salvati è soltanto la nostra fede in Dio, non denaro o opere buone (queste sono un risultato della nostra fede).

Lutero desiderava riformare la chiesa cattolica ed alcune sue prassi, ma all’inizio non pensava di fondare una nuova chiesa. Ma la chiesa cattolica ha risposto molto duramente alla sua critica e Lutero ha dovuto nascondersi per non essere processato. Nel frattempo le sue idee hanno trovato sempre più sostenitori e si è formato un vero e proprio movimento che ha cominciato a staccarsi dalla chiesa cattolica. Questo movimento criticava, sulla base delle Scritture, diverse prassi della chiesa cattolica, per esempio :

La struttura della chiesa : i riformatori mettevano in questione il potere del papa. Inoltre, sostenevano che ogni credente è un sacerdote, nel senso che ogni credente può rivolgersi direttamente a Dio, anche senza l’intermediazione di un prete. Dicevano anche che i preti potevano sposarsi.

L’uso della Bibbia : i riformatori dicevano che tutti dovevano avere il diritto di leggere la Bibbia, non solo gli ecclesiastici, e nella propria lingua, non solo in latino, come invece avveniva nella chiesa cattolica. Affermavano anche che solo la Bibbia, e non la tradizione ecclesiastica (cioè credenze e pratiche create dalla chiesa lungo la sua storia), è la base per la nostra fede e per la chiesa.

Dopo Lutero sono sorti altri riformatori : Giovanni Calvino a Ginevra e Huldrych Zwingli a Zurigo, per esempio, hanno dato inizio alla chiesa riformata. Le idee dei riformatori velocemente si sono diffuse in tutta l’Europa, anche in Inghilterra, ed è qui che sono sorte le prime chiese battiste nel 17° secolo. torna all’inizio pagina

Il movimento anabattista
Accanto alle correnti principali della Riforma protestante (di Lutero, Zwingli e Calvino), si sviluppa anche una corrente radicale, così detta perché vuole andare alle estreme conseguenze della predicazione protestante. Essa accusa il movimento protestante ufficiale di essersi fermato a metà lungo il cammino della Riforma e di avere accettato dei compromessi col potere.

Una delle caratteristiche del movimento della Riforma radicale è la sua tendenza utopistica e militante. Molti rappresentanti di questa corrente erano mossi da visioni ed esperienze di rivelazione soprannaturale.

La caratteristica però più appariscente del movimento radicale fu il rifiuto del battesimo dei bambini (pedobattesimo) in nome di una più stretta fedeltà al Nuovo Testamento e soprattutto alla luce di una concezione della fede intesa come scelta libera, matura e responsabile. Nel 1524, a Zurigo, essi cominciano a battezzare gli adulti e vengono così da Zwingli chiamati “anabattisti” (ribattezzatori). Zwingli risponde con una dura repressione, al pari dei cattolici, che ha come conseguenza il dilagare del movimento anabattista. Questo movimento si diffonde nelle Alpi, nella Moravia, lungo il Basso Reno e nella Frisia.

Gli anabattisti hanno molto seguito tra i ceti piccolo borghesi ; essi fondano piccole comunità di gente pacifica che cerca di applicare scrupolosamente l’etica cristiana (in particolare quella del sermone sul monte).

Il pensiero degli anabattisti è contraddistinto dai seguenti principi : separazione fra stato e chiesa e diffidenza verso il potere politico e le chiese di stato ; astinenza dalle cariche pubbliche e dal servizio militare ; assoluto pacifismo ; etica scrupolosa e quasi legalistica ; tolleranza ; vocazione al martirio ; dottrina della “luce interiore” e cioè persuasione che Dio parla ad ogni vero credente che diventa suo profeta ; desiderio di formare comunità di veri santi, dove è veramente presente il Regno di Dio ; vita spiccatamente comunitaria e visioni apocalittiche della storia (imminenza del giudizio e della fine dei tempi).

Gli anabattisti costituivano una grave minaccia per il rapporto fra la chiesa e lo stato che ne garantiva la sopravvivenza e quindi furono crudelmente perseguitati ed uccisi. Questa feroce persecuzione causò in alcuni di loro la convinzione che si dovessero uccidere gli infedeli e i miscredenti, se non si convertivano alla fede anabattista, e ad instaurare comunità in cui l’anabattismo era obbligatorio (vedi l’esperienza di Muenster con Giovanni Mathys e Giovanni di Leida, finita in un massacro nel 1537 e vedi anche l’appoggio dato da Tommaso Muenzer alla rivolta dei contadini nel 1525). L’esperienza di Muenster, degenerativa, costituirà una grave vergogna per il movimento anabattista intero che non può essere identificato con l’estremismo di Mathys e Bockelson (Giovanni di Leida).

Un ex prete cattolico, Menno Simons, raccoglie dopo il disastro di Muenster ciò che rimane del vero e genuino movimento anabattista e fonda in Olanda un movimento anabattista che prende il suo nome (i mennoniti) ; essi sono moderati e pacifici e si diffondono dall’Olanda in Svizzera, nel Palatinato, nella Germania del Nord. Da lì molti mennoniti emigreranno in America. I mennoniti dell’Olanda influenzeranno i primi “battisti” provenienti dall’Inghilterra e che erano fuggiti in seguito alle persecuzioni. torna all’inizio pagina
Le prime chiese battiste
Cominciando dal 1530, il re inglese Enrico VIII decise di staccare la chiesa d’Inghilterra dalla chiesa di Roma, non perché fosse convinto dal pensiero della Riforma, ma perché non voleva essere sottomesso al potere del papa. Per raggiungere questo scopo il re si servì di alcune idee della Riforma cominciata da Lutero. La chiesa inglese perciò diventò un misto di idee cattoliche e protestanti e fu coinvolta in giochi di potere politico.

Alcuni credenti, però, desideravano veramente “purificare” la chiesa e creare una chiesa fedele al Vangelo ; perciò venivano chiamati “puritani”. Alcuni di questi puritani, per raggiungere questa loro meta, arrivarono a staccarsi (o separarsi ; per questo venivano chiamati “separatisti”) dalla chiesa ufficiale e creare delle loro proprie comunità indipendenti. I primi battisti venivano da questo ambiente. Un gruppo di separatisti, a causa delle persecuzioni che questi gruppi subivano in Inghilterra, all’inizio del 17° secolo si rifugiò in Olanda.

Il gruppo era guidato da John Smyth e Thomas Helwys e cercò subito contatti con altri protestanti in quel paese. Vennero a contatto con un gruppo (i mennoniti) che aveva le sue radici anch’esso nella Riforma protestante, ma nella sua ala più radicale, nel gruppo dei così detti anabattisti. Gli anabattisti avevano cominciato a praticare il battesimo dei credenti (cioè di persone consapevoli che confessavano la loro fede) e i mennoniti avevano mantenuto questa prassi. Così i separatisti guidati da Smyth e Helwys si convinsero che questa prassi era quella giusta per basare la chiesa su fondamenti biblici e sulla scelta libera e responsabile dei credenti.

Più tardi, questo gruppo separatista tornò in Inghilterra e qui fondò le prime chiese battiste, che, pur mantenendo l’autonomia (cioè il diritto di decidere ed organizzarsi secondo la volontà della comunità) di ogni singola comunità, cominciarono presto a riunirsi in associazioni.

Le guide/i pastori delle prime chiese battiste spesso erano persone semplici. Ma si esprimevano lo stesso su argomenti teologici che avevano grande importanza anche per la vita pratica delle comunità. Per esempio, le chiese battiste si impegnavano affinché lo Stato e la chiesa fossero due entità separate : affermarono che il regno di Cristo è spirituale e perciò il potere della chiesa è puramente spirituale, cioè è quello della Parola di Dio. Perciò, dentro la chiesa, ogni indisciplina e disubbidienza devono fare i conti con l’Evangelo e non con altre autorità, neanche quelle politiche. Lo stato non deve decidere e giudicare per quanto riguarda l’organizzazione della chiesa e questioni di fe.